Dopo numerose mostre internazionali in Europa e negli Stati Uniti, importanti rassegne come Il Male – Esercizi di pittura crudele, nella Palazzina di Caccia di Stupinigi; Ombre ammonitrici, nel Palazzo Ducale di Genova; L’arte non è cosa nostra, alla 54. Biennale dell’Arte di Venezia, AREA35 Art Gallery presenta la mostra personale In flore furoris, di Pietro Geranzani. 

Una selezione ragionata delle più significative opere dell’artista caratterizzate da una personalissima pittura che attinge da interrogativi filosofici ed inquietudini esistenziali. Ricca di citazioni e invenzioni oniriche, la pittura di Geranzani è fisica, violenta ed allo stesso tempo surreale, metafisica, destabilizzante.

«La prima volta, del resto la prima volta ch’io vidi un quadro di Geranzani, uno di un formato “medio”, ne fui sconcertato e allora, lanciandomi il proprio salvagente, mi disse il pittore: “Vedi? Tutto nella mia pittura è autobiografico e tuttavia nulla mi rispecchia veramente. Tutto appare legato al sentimento romantico e al rispecchiamento della realtà e al tempo stesso nulla di ciò appartiene alla mia pittura”. E ancora: “Questi ampi formati sono soltanto esercitazioni minime, perché vorrei dipingere molto più in grande, e più brutalmente, più carnalmente anche, facendovi vibrare la vita stessa. Ma come vedi, questo spazio – e intanto allargava le braccia ad accogliere tutto lo studio – non mi consente di andare troppo oltre…”. Fu così che pensai, ma solo un momento, all’Atelier di Courbet». (dal testo in catalogo di Rolando Bellini)

Due quadri in mostra, Damp Mop, del 2015, e Ombra ammonitrice VI (Awrah), del 2004, costituiscono l’ideale nucleo dialogico della mostra, fatta di pitture imponenti, discrete, a volte, ed esuberanti, antiche. 

«Damp Mop è in inglese lo straccio umido, quello per lavare i pavimenti. È il titolo che ho dato a un quadro che rappresenta un paio d’ali rotte, strappate dalla carne viva, e la ferita ribolle di materia pittorica densa e grumosa. Del corpo vivo rimane null’altro che questo straccio, per parte flaccido e inerme. L’ala è bianca, dove la ferita non ha inquinato il suo candore, di un bianco calcinato, stridore su tutti i colori. È la nostra equivalenza interiore. Rovescia la nostra fisicità ordinaria, limitante, orizzontale, ed è capace di darci l’emblema di un fatto, non già il suo simbolo didascalico, ma quel fatto individuato in tutta la sua energia: la morte, terribile, che nella bellezza del bianco permette alla forza dello spirito di non inorridire davanti alla consunzione della carne. Allora l’ala del mio dipinto doveva avere un atteggiamento composto, ho cercato di darle un equilibrio pacato, non un ardore espressionista. Mi sono ricordato del cavallo di George Stubbs per il marchese di Rockingham intitolato Whistlejacket. L’ho dipinta su un fondo senza profondità, proprio come è dipinto il cavallo, affinché fosse, in termini di rimemorazione, un altro monumento, o forse sempre lo stesso. Con sforzo ho considerato di sviluppare questa forma fino a renderla monumento così da tramandare tutto ciò che è strettamente connesso con la mortalità dell’essere-nel-mondo. Non voglio parlare di origine e di verità, ma di sforzo, di messa in opera di qualcosa che per me è implicito, addirittura non pensato». (Pietro Geranzani). Nell’opera Ombra ammonitrice VI (Awrah), iconografie del Rinascimento francese sono sovrapposte, pittoricamente “mescolate”, ad altre di natura completamente diversa, come le stampe erotiche giapponesi della tradizione Shunga: il gesto di Geranzani tende a sovvertire l’ordine costituito delle regole della morale, che pongono nell’avvenire il loro senso. Nel dipinto, di preoccupante attualità, realizzato di getto nel 2004, pochi giorni dopo l’assassinio di Fabrizio Quattrocchi in Iraq, Geranzani s’interroga sul ruolo della figura dell’eroe in una guerra non patriottica. Awrah, il sottotitolo del quadro, che nella tradizione islamica indica ciò che del corpo è proibito mostrare, provocatoriamente invece sottolinea gli aspetti più scabrosi e morbosi della morte e degli abusi, che affiorano espliciti nel dipinto. L’impianto può avere il suo riferimento nell’estetica del male teorizzata da Bataille: essa è generata dall’infrangere i limiti imposti dalle interdizioni, è il rovescio inquietante della santità, ma ne presuppone la stessa tensione e lo stesso rigore.  Tramite il simbolo, il mito e la storia, Geranzani rappresenta l’intera lacerazione del mondo contemporaneo: il decadimento fisico, morale e mentale sono come solchi che attraversano le sue tele che raccontano e investono di dramma l’intera razionalità umana. Il culto della morte analizzato da Bataille, in cui l’erotismo è una cifra tragica, coglie l’essenza profonda di questo artista visionario dalla corporeità ingombrante, e “dall’indecenza” travolgente.

 

Nota biografica

Pietro Geranzani è nato a Londra (GB) nel 1964. Dopo aver trascorso l’infanzia tra la Germania e la Svizzera completa gli studi all’Accademia Ligustica di Belle Arti a Genova. Ora vive e lavora a Milano. Nella sua lunga esperienza espositiva ha partecipato a diverse rassegne nazionali e internazionali, tra cui: Ombre Ammonitrici a Palazzo Ducale a Genova nel 2009, in occasione della commemorazione della Giornata della Memoria; Menschenbilder im Stadthaus Zürich a Zurigo nel 2008; Terzo Rinascimento nel 2010 al palazzo Ducale di Urbino; la 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Arsenale, a Venezia nel 2011, e nello stesso anno The Elephant Men, Workshop Galleria d’Arte Contemporanea, a Venezia; Lo Stato dell’Arte – Liguria, Padiglione Italia, Biennale di Venezia 2011, Palazzo della Meridiana, Genova. Ha partecipato alla mostra Il Male – Esercizi di Pittura Crudele nella palazzina di caccia di Stupinigi (TO) nel 2005. Nel 2000 vince il Premio Duchessa di Galliera ed espone in 1950 – 2000, Arte Genovese e Ligure dalle Collezioni del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, nel Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova. Nel 1998 si segnala la mostra Genua-Berlin, Drei Maler aus Genua in Berlin, nella Sankt Matthäuskirche a Berlino e la mostra presso la Galleria AAB di Brescia. Numerose le mostre itineranti, personali e collettive in Francia, Stati Uniti e Finlandia.