Renaissance Now – Mozes Incze & Alexandra Nadas

31 gennaio – 1 marzo 2018

inaugurazione martedì 30 gennaio, ore 18.30 – 21.30

 

Area35 Art Gallery sposa il progetto BudArtPest, creato dalla direttrice Lena Ilona Orosz della Lena And Roselli gallery, il cui obbiettivo è creare ponti culturali internazionali e nuove connessioni attraverso l’arte degli artisti ungheresi e della comunità intellettuale mitteleuropea.

Dallo sforzo congiunto di Area35 Art Gallery e Lena and Roselli Gallery per la creazione di un ponte culturale fra le due nazioni nasce Renaissance Now – mostra personale di Incze Mozes e Alexandra Nadas : la scelta di artisti adatti a rappresentare le tradizioni culturali comuni ungheresi e italiane e a presentare nuovi valori alla società internazionale sia a livello professionale che a livello spirituale.

Mozes Incze (1975) diplomato alla Hungarian University of Fine Arts, insignito di numerosi premi a livello nazionale fra cui l’ Horvath Prize nel 2016 e il Koller prize nel 2011, è un rappresentante della scena artistica ungherese dove espone con regolarità nelle prestigiose gallerie della capitale. Nel 1997 ha fondato con i colleghi la Élesd Art Colony che tuttora esiste e che rappresenta un importante contributo di qualità alla scena delle arti in Ungheria. Numerose esposizioni in Italia e in Svizzera ne riconoscono il talento a livello internazionale, menzioniamo le esposizioni collettive alla Galleria Civica di Palazzo Loffredo / Potenza, al Cavedio del Complesso Museale del SS. Salvatore, Lucera, Foggia, e la recente a Castell dell Ovo, Napoli.

L’arte di Mozes Incze, basata sulla tradizione pittorica europea, propone corpi, luci e atmosfere con un gusto rinascimentale e classico in cui, con abilità e competenza, la descrizione del dato naturale è netta, prolungata e dettagliata. Ma la poetica dell’artista propone un terzo elemento che irrompe e minaccia il tradizionale binomio Natura e Uomo: è il Linguaggio Macchina che, vorace e feroce, si avventa sui due cercando di divorarli e diventarne una sorta di Iperuranio. La Natura non domina la scena anzi, spesso appare confinata in piccoli oggetti come vasi e coppe, la si scorge all’interno delle curve di un corpo umano, a volte appare evocata dal delicato cerchio di quel nastro rosso che nel tempo è diventato la firma dell’artista. Non è solo quello naturale lo spazio nella composizione di M.I. ma è anche quello cibernetico: schermi led, cellulari, flash aggiungono un ulteriore significato alla composizione e alla sua sostanza. Suggeriscono che possa essere uno spazio virtuale o una serie di informazioni visualizzate: è uno spazio non identificato visto attraverso una immaginifica interfaccia neurale. L’artista dipinge un’ipotetica ascesi umana sia biologica che spirituale che scaturisce dal rapporto a volte di schiavitù, a volte di complicità, con la nascente e ingombrante intelligenza artificiale.

È il contemporaneo quindi, con i suoi nuovi costumi e le sue relazioni cibernetiche, ad essere protagonista della natura morta e del ritratto. Questi, riportati con di gesti di meticolosa descrizione pittorica, sono bilanciati da macchie caotiche e gesti di scomposizione creativa: Sostanze indefinite, sparse nella composizione come chiazze d’olio , prendono il posto della forma solida e sembrano esseri viventi e palpitanti come se volessero corrodere la superficie della tela. Sono dei frammenti congelati nell’atto della creazione, terreno fertile per la fantasia della mente. Appartengono al sostituirsi delle regole della natura con quelle del linguaggio della macchina virtuale. Lo spettatore viene catturato da queste zone incompiute e viene tentato dall’artista con la partecipazione al processo creativo: Le composizioni di MI, complesse e articolate, mostrano soggetti, spesso indaffarati nel loro lavoro, che sembrano galleggiare in uno spazio che appartiene al reale tanto quanto al virtuale, strumenti elettronici come cavi usb e prese di corrente fanno capolino tra le figure di natura morta, il paesaggio è spesso ridotto al cameo di uno schermo acceso, tutto accentua il contrasto tra i contenuti reali e quelli virtuali sottolineando la narrazione di un mondo “ipertestuale” e cibernetico.

Alexandra Nadas (1974) è una giovane artista attiva già da tempo nel Panorama artistico ungherese con numerose esposizioni collettive e personali che gli hanno valso riconoscimenti anche istituzionali di interesse e pregio.

Le sue opere prendono a piene mani dalla tradizione tecnica e stilistica del Rinascimento : le tavole dei polittici, realizzate con colori ad olio e tempera, mostrano il paesaggio, l’architettura e il ritratto in relazione fra di loro come da tradizione sui quali l’artista interviene con cambiamenti sostanziali. L’architettura, al contrario del passato rinascimentale, è un susseguirsi di forme liriche e narrative: case, stanze, piazze che sono prese dall’ordinario e dal comune, dall’intimo della vita di tutti i giorni, non sono più l’elemento archetipo di solidità e di fondazione. Questo ruolo viene largamente e volutamente interpretato dal ritratto: sono le Madonne profane ad avere l’attenzione dell’artista e queste figure del passato, ieratiche e iconiche, maestose nella loro bellezza, misteriose e imperturbabili diventano il centro dell’intera composizione che trova in loro equilibrio e senso compiuto: con la loro incrollabile etica e attitudine diventano elemento cognitivo di tutta la composizione e l’opera. A.N. gioca con le situazioni e costruisce una scenografia fatta dell’ordinario e del contemporaneo, a volte anche l’inaspettato, attorno alla madonna profana che, paradigma rinascimentale, come lente di ingrandimento legge e rivela la bontà delle situazioni. È l’intenzione di ricercare una lettura del presente attraverso il passato che rappresenta nella poetica di AN la qualità fondativa per raggiungere una rappresentazione esaustiva dello stratificarsi del contemporaneo nella componente fisica, virtuale, mentale e spirituale dell’uomo. Il paesaggio contemporaneo, la vita moderna e il suo esperire assieme al suo contesto di luogo e di spazio architettonico, trasfigurati, assurgono a ruolo di altare profano.

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