AREA35 Art Gallery

Milano, via Vigevano 35

Giovanni Pasini

PROJECT ROOM
INSIGHT, Murmuration Series
23 ottobre – 8 dicembre 2018inaugurazione martedì 23 ottobre, ore 18.30 – 21.30

Area 35 Art Gallery è lieta di presentare per il ciclo dedicato ai giovani artisti e alla Project Room la mostra progettuale “INSIGHT, Murmuration series” di Giovanni Pasini.
In linea con uno dei più recenti filoni di ricerca dell’arte contemporanea, Giovanni Pasini sceglie la conoscenza sciamanica come matrice per la propria evoluzione espressiva.

Queste sue nuove opere, influenzate dal contesto figurativo iperrealista precedente, sviluppano con razionale ed emotiva intelligenza la ricerca dell’archetipo primigenio.
Tra le prime opere è il mare, distesa d’acqua incastonata nel rapporto tradizionale dell’orizzonte e del cielo, ad essere sottoposta all’indagine artistica. Appare nella sua intima essenza, scura superficie imperscrutabile dove solo i barbigli delle onde ci permettono di penetrare l’oscura fisicità stentorea.

É la massa, la somma e la forma dei fluire dei sensi che appartengono al quotidiano, volume dell’esperire inconscio, celato agli occhi ma costantemente presente alla vista dell’intelletto. Sempre di acqua ma questa volta solida e fredda nella forma della neve fanno parte una serie di opere singole e composte che compaiono in seguito: è l’immagine della profondità di un crepaccio artico che rapisce il nostro sguardo, similitudine importante con l’intimo del corpo umano, un’analogia che unisce natura e uomo nell’intimità.

Ma è anche neve come superficie , come pelle. Ricordo di un paesaggio, di una passeggiata ma anche ricordo impresso nella pelle e nella memoria dell’individuo.
Una sinestesia fra uomo e natura, incardinata nel primigenio, nel piccolo ma anche nell’immenso. Nell’archetipo appunto.

Non poteva che chiudersi, per ora, nella leggerezza di un ombra tracciata sulla sabbia questa interessante e delicata nuova indagine dell’artista. Ombre e sabbia, luce e calore, assoluto e intimo. L’opera d’arte come evocazione del corpo ma anche espressione di un anelito dello spirito.

Cenni Biografici

Giovanni Pasini (1985) è un giovane artista italiano, emergente.
Le sue opere, squisite esempi di figurazione iperrealista, vertono oggi su una ricerca minimalista e astratta andando a ricercare dei particolari dove la mente si possa soffermare quasi in forma di Haiku. Pasini ricerca l’estasi in un frammento di realtà che riesce a sublimare attraverso una conoscenza sciamanica. Un dialogo uomo e natura che si specchia nel dialogo corpo e spirito, materia e intelletto.
Le opere di Pasini sono l’apice di quel processo di fluire dei sensi proprio dell’esperire quotidiano.
.

Area35 Art Gallery di Giacomo Marco Valerio apre nel 2009 e si propone come polo culturale dell’arte italiana contemporanea a livello internazionale. La sua attività e la sua missione sono

incentrate sulla creazione di ponti e scambi culturali tra artisti italiani e internazionali a livello multidisciplinare.
Dal 2018 la galleria, oltre al grande spazio espositivo, offre la Project Room, una sala dedicata alla promozione di giovani artisti emergenti volta ad un maggiore coinvolgimento del pubblico. Fra le maggiori esposizioni si ricordano: nel 2010 Andy Warhol, dal 2011 la quinquennale ad Hangzhou in Cina con l’artista e professore emerito Luo Qi; nel 2014 espone Jacques Toussaint in collaborazione con l’Institut Français di Milano. Nel 2017 Area35 sostiene e partecipa al progetto “Inclusioni” con la Diocesi di Massa, il Comune e la Regione Toscana realizzando l’esposizione di Paolo Topy e Federico Garibaldi in varie sedi istituzionali, fra cui il Duomo di Massa.

Area35 ha dedicato numerose mostre personali ad artisti emergenti e consolidati quali Nino Alfieri, Giovanni Cerri, Barbara Colombo, Nicola Evangelisti, Gian Piero Gasparini, Pietro Geranzani, Marco Mendeni, Ernesto Morales.
Cosciente della mutevole e frizzante situazione dell’arte internazionale Area35 realizza e promuove esposizioni in Italia e all’estero attraverso partecipazioni e collaborazioni con alcune gallerie internazionali, musei, ambasciate e consolati di Argentina, Danimarca, Francia, Polonia, Slovacchia, Spagna e Ungheria.

Coordinate mostra

Titolo Studies of Clouds. Ernesto Morales
Sede Area35 Art Gallery, via Vigevano 35 – Milano
Date 23 ottobre – 8 dicembre 2018
Inaugurazione martedì 23 ottobre, ore 18.30 – 21.30
Orari mart – ven, ore 15.30 – 19.30 | mattina e sabato su appuntamentoInfo pubblico info@area35artgallery.com – www.area35artgallery.com

AREA35 Art Gallery

Milano, via Vigevano 35

Studies of Clouds

A cura di Chiara Canali

24 ottobre – 8 dicembre 2018

inaugurazione martedì 23 ottobre, ore 18.30 – 21.30

Mostra patrocinata dal Consolato Generale e Centro della Promozione della  Repubblica Argentina

A compimento di una lunga serie di studi dedicati ai temi cardine della ricerca artistica Ernesto Morales presenta presso la galleria Area35 art gallery di Milano la mostra Studies of Clouds incentrata su un approfondimento sui temi della trasformazione e della metamorfosi.

Dopo le importanti esposizioni realizzate alla galleria Lena & Roselli Gallery di Budapest, alla galleria O+O di Valencia e nell’ambito di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea a Parma, la personale dell’artista, che si esprime con una pittura di matrice figurativa e carica di simboli, pone l’accento sulla mutevolezza delle nuvole, come simbolo di tutto ciò che è instabile, emblema della metamorfosi e del cambiamento. Per loro stessa natura le nuvole sono ambivalenti, tendono a comprendere i presunti opposti. Esse nascondono e rivelano, sono immateriali, inconsistenti ed evanescenti, possono assumere qualsiasi forma e, contemporaneamente, non incarnarne nessuna, emblema dell’impermanenza delle cose e dell’incessante divenire del tempo. 

Alle nuvole si accompagnano alcune opere che rappresentano un altro tema caro a Morales: quello della foresta, spesso identificata con il bosco, luogo simbolico seducente e primigenio, contrapposto alla città edificata e civilizzata. Uno spazio che, come le nuvole, è intriso di contraddizioni: un luogo onirico, casa del pensiero inconscio, precluso alla luce solare, costellato di allegorie e simboli iniziatici, matrice da cui si originano le nuvole con le loro caratteristiche mutevoli e metamorfiche.

Come nel caso degli Studies of Clouds dell’artista inglese John Constable, così Ernesto Morales ha composto dei veri e propri studi sulle nuvole durante i suoi numerosi viaggi in giro per il mondo – a New York, Singapore, Buenos Aires, Bangkok, Roma, Firenze – con l’obiettivo di ricreare una sorta di mappatura cosmica dei cieli. Fonte di ispirazione per questi schizzi, che nascono all’inizio del Duemila e costituiscono un progetto enciclopedico in divenire, è uno sguardo sistematico non solo sulla rappresentazione delle infinite forme e consistenze delle nuvole ma anche sull’ontologia del fare pittura. Un esercizio pittorico che procede attraverso una serie di variazioni tematiche, una sperimentazione le cui ragioni profonde derivano naturalmente dalla pittura stessa.

“La pittura di Morales sceglie come campo di ricerca il colore, il lato più irrazionale, indefinibile e instabile dell’opera d’arte, ma anche il più libero e aperto al cambiamento. Le nuvole esposte in galleria sono accompagnate da due colori altrettanto simbolici che connotano lo spazio dell’orizzonte: l’oro che corrisponde generalmente all’aspetto mistico del sole e dei fenomeni celesti in generale; l’argento che corrisponde a quello della luna e delle superfici planetarie infinite. Sia l’oro che l’argento esprimono due elementi opposti ma complementari che agiscono sulla componente emotiva della nostra visione, affinando la sensibilità e infondendo equilibrio mediante un processo di introspezione” (Chiara Canali).

Cenni Biografici

L’artista argentino Ernesto Morales nasce nel 1974 a Montevideo (Uruguay). Inizia la sua carriera artistica a Buenos Aires, dove ha vissuto fino al 2006 quando si trasferisce in Europa. Dopo un periodo iniziale a Parigi stabilisce il suo studio in Italia, prima a Roma, e dal 2011 a Torino.

Il suo percorso artistico internazionale l’ha portato a realizzare mostre in Musei, Gallerie e Fiere d’arte in Paesi diversi, tra i quali Stati Uniti, Italia, Francia, Germania, Spagna, Ungheria, Cina, Singapore, Malesia, Tailandia, Argentina, Brasile, Messico e Uruguay.

Tra il 2009 e il 2012 rappresenta istituzionalmente i Governi dell’Italia, dell’Argentina e dell’Uruguay con una serie d’importanti esposizioni personali realizzate in diversi Musei italiani e argentini. Dal 2013 realizza periodicamente delle mostre negli Stati Uniti e nel Sudest asiatico. Nel 2014 tiene un ciclo di importanti esposizioni a Singapore, a Bangkok e a Kuala Lumpur, e nel 2015 una grande esposizione personale a New York nelle sale del Consolato Generale della Repubblica Argentina.

Si editano differenti volumi monografici dedicati al suo lavoro tra i quali: “Il Tempo della Distanza” (Genova, 2010), “The invisible bridges” (Singapore, 2014), “Il giorno come la notte” (Torino, 2015), “Distance” (Milano, 2016), “Aurum” (Milano, 2017).

Formazione: Dopo un intenso periodo formativo trascorso a Buenos Aires, nel 1999 ottiene il titolo di Professore di Pittura e nel 2005 il Dottorato in Arti Visive presso l’Universidad de Bellas Artes. Dal 1999 al 2006 insegna Pittura e Storia dell’Arte Latino-Americana presso l’Universidad de Buenos Aires, e svolge l’incarico di Direttore dell’Academia de Bellas Artes de Buenos Aires.

Tra le recenti collaborazioni, va segnalato la rappresentazione del celebre testo “L’Aleph” di Jorge Luis Borges con un ciclo di 33 tavole pittoriche raccolte in un libro che a breve sarà edito per i tipi di Barometz, casa editrice di Napoli.

Area35 Art Gallery di Giacomo Marco Valerio apre nel 2009 e si propone come polo culturale dell’arte italiana contemporanea a livello internazionale. La sua attività e la sua missione sono incentrate sulla creazione di ponti e scambi culturali tra artisti italiani e internazionali a livello multidisciplinare. 

Dal 2018 la galleria, oltre al grande spazio espositivo, offre la Project Room, una sala dedicata alla promozione di giovani artisti emergenti volta ad un maggiore coinvolgimento del pubblico.

Fra le maggiori esposizioni si ricordano: nel 2010 Andy Warhol, dal 2011 la quinquennale ad Hangzhou in Cina con l’artista e professore emerito Luo Qi; nel 2014 espone Jacques Toussaint in collaborazione con l’Institut Français di Milano. Nel 2017 Area35 sostiene e partecipa al progetto “Inclusioni” con la Diocesi di Massa, il Comune e la Regione Toscana realizzando l’esposizione di Paolo Topy e Federico Garibaldi in varie sedi istituzionali, fra cui il Duomo di Massa.

Area35 ha dedicato numerose mostre personali ad artisti emergenti e consolidati quali Nino Alfieri, Giovanni Cerri, Barbara Colombo, Nicola Evangelisti, Gian Piero Gasparini, Pietro Geranzani, Marco Mendeni, Ernesto Morales.

Cosciente della mutevole e frizzante situazione dell’arte internazionale Area35 realizza e promuove esposizioni in Italia e all’estero attraverso partecipazioni e collaborazioni con alcune gallerie internazionali, musei, ambasciate e consolati di Argentina, Danimarca, Francia, Polonia, Slovacchia, Spagna e Ungheria. 

Coordinate mostra 

Titolo Studies of Clouds. Ernesto Morales

A cura di Chiara Canali

Sede Area35 Art Gallery, via Vigevano 35 – Milano

Date 23 ottobre – 8 dicembre 2018

Inaugurazione martedì 23 ottobre, ore 18.30 – 21.30

Orari mart – ven, ore 15.30 – 19.30 | mattina e sabato su appuntamento

Info pubblico info@area35artgallery.comwww.area35artgallery.com

 

CORPUS

04.05.18   I    29.06.18

Inaugurazione giovedì 3 maggio, ore 18.30 – 21.30

Area35 Art Gallery presenta dal 4 maggio al 29 giugno Corpus, mostra personale di Paolo Topy, artista italo-francese, curata da Yves Peltier, critico d’arte francese e direttore di Madoura, luogo d’arte, di storia e di creazione situato a Vallauris, in Francia.

Il titolo dell’esposizione costituisce un riferimento estremamente esplicito. Le 21 opere realizzate tra il 2012 e il 2018 esprimono in modo molto diretto la relazione particolare che l’artista intrattiene con il corpo e rappresentano gli elementi su cui si costruisce la riflessione del curatore del progetto, invitato dai galleristi Giacomo Marco Valerio e Florence Santini.

Con  un mirabile alternarsi di presenza e assenza della figurazione del corpo, le sue opere  sono rivelatrici del percorso, delle ricerche, delle proposte e del significato attribuito a questo mezzo di espressione singolare e ossessionante.

L’esposizione è l’occasione di un viaggio verso un’esperienza sorprendente : l’incontro con l’ étranger, lo sconosciuto, “l’altro” attraverso  un artista fuori dal comune che permette di superare quel corpo che spesso è l’ostacolo troppo grande e troppo ingombrante. 

La visita della mostra offre la possibilità di soffermarsi sul rapporto costante e inquietante, che l’arte, soprattutto quella occidentale, intrattiene da sempre con il corpo che contribuisce a rivelare e interrogare.

Paolo Topy pone il corpo al centro della riflessione sul nostro mondo e ne indaga sia l’intimo e personale modo di relazionarci ad esso, sia la sua condivisione con gli altri quando ci confrontiamo: è l’estrazione dal nostro intimo esperire di quello che, per citare Marcel Proust, è il segreto di ciascuno  e ne è rivelazione.

Questo ampio spettro di indagine, dall’intimo al plurimo, permea la raffigurazione del corpo secondo l’artista di una forte dualità. Da una parte il corpo è evocato come oggetto, attraverso il rigoroso procedimento plastico garantito dal mezzo fotografico: è un’evocazione che agisce necessariamente come descrizione del mondo visibile ed è un “tranello” che Paolo Topy in alcune opere ci invita ad evitare (Les Mégères, Theater, Cerise de printemps). 

In altre opere il corpo è  il soggetto del  linguaggio proprio dell’artista che ne evoca la presenza attraverso quegli oggetti che ne manifestano la desinenza, il carattere, lo “spirito” (Workers, Goodbye, Cotton-bud, Soap opera, Pain).

Di fronte a questa dualità, che è all’origine di una ineluttabile difficoltà quando vogliamo rappresentare il corpo e il suo significato per averne una visione completa e definita, ecco che l’artista si spinge fino a celarne la rappresentazione: non una mancanza ma una assenza che sia occasione di illuminazione e di scoperta di mondi alternativi a quello dell’ordine sensibile.

Quando la rappresentazione del corpo riemerge nella mostra (Mohamed), è per meglio invitarci a prendere coscienza della necessità di superare limiti e ostacoli e di scoprire il prossimo, un cammino conoscitivo dell’esperire proprio attraverso il corpo e un esaustivo utilizzo di esso, accettando di vedere, ascoltare e dialogare ma anche e soprattutto accettando di percepire le cose in modo diverso.

Secondo l’artista sarà attraverso un modo nuovo e differente di conoscere ed esperire il corpo che diventeremo capaci di pensare diversamente anche gli altri e di dare un nuovo senso al rapporto che abbiamo con il nostro mondo. Un mondo ancora sottomesso alla follia degli uomini. “De l’homme à l’homme vrai le chemin passe par l’homme fou” (“Dall’uomo all’uomo vero il cammino passa attraverso l’uomo folle”) ci dice Michel Foucault nelle sua Histoire de la folie à l’âge classique. Sono le nostre follie, causa del disordine del mondo, che Paolo Topy ci invita ad osservare da vicino, acquisendo cosi’ gli strumenti atti non a inventare un mondo nuovo, ma piuttosto a ridefinire la relazione con il nostro mondo, di cui l’artista ci esorta a rinnovare l’incanto.

 

La mostra gode del patrocinio del Consolato Generale di Francia a Milano e dell’Institut Français di Milano ed è accompagnata da un catalogo, in italiano, francese e inglese, edito da Area35 Art Gallery con testo critico di Yves Peltier e introduzione di Giacomo Marco Valerio.

 

In concomitanza con la personale di Paolo Topy presso Area35, l’opera dal titolo Exotica è esposta dall’11 aprile al 29 giugno presso il Grand Hotel et de Milan.

 

L’Europa durante la pioggia. Pietro Geranzani

7 marzo – 28 aprile 2018

inaugurazione martedì 6 marzo, ore 18.30 – 21.30

 

Di forte impatto visivo ed emotivo, le opere storiche e inedite di Pietro Geranzani sono esposte nella mostra “L’Europa durante la pioggia” presso la galleria Area35 di Milano.

La personale dell’artista, che si esprime con una pittura di matrice figurativa e carica di simboli, pone l’accento sulla coscienza storica del presente e del passato, con una particolare attenzione rivolta alla contemporaneità, segnata da inquietudini e incertezze. 

I lavori, realizzati per l’esposizione milanese, prendono ispirazione dal titolo dell’opera di Max Ernst “L’Europa dopo la pioggia II” (1942), che esprime una situazione di annientamento e di paura immaginata nell’ipotetico perdurare del secondo conflitto mondiale, attraverso una landa desolata coperta di rovine, un paesaggio fantascientifico dove figure metamorfiche si fondono a elementi naturalistici.

Nel ciclo L’Europa durante la pioggia Geranzani non fa riferimento allo scenario di Ernst ma ne evoca il luogo, l’Europa, e l’elemento pioggia, il suo abbattersi inesorabile sull’umanità così come gli accadimenti legati ai conflitti internazionali cui si è attualmente sottoposti. Rappresentativa, a questo proposito, è l’opera L’Europa durante la pioggia. Io faccio la pioggia, che ritrae un uomo incappucciato che osserva da un piccolo foro e destinato a spegnersi a breve, dal momento che sta per premere i pulsanti del suo giubbotto esplosivo. La pioggia cade sul suo corpo, inaspettatamente circondato da una natura rinascimentale che ricorda i paesaggi di Giorgione, una pittura dunque fortemente legata alla tradizione, che si contrappone all’attualità dell’avvenimento narrato.

L’artista si esprime in maniera diretta, con immagini crude, emblematiche di una paura diffusa, attraverso i simboli del terrorismo, caratterizzati da una feroce e irrazionale violenza, come si osserva nei personaggi dipinti sulle tele in cui uomini sono colti nell’intento di farsi esplodere o mostrano gli ordigni che indossano sotto gli abiti. La minaccia, il pericolo e l’incubo vissuti, in ambito europeo e a livello mondiale, sono rivelati senza esorcizzare il male profondo che dilaga fra le persone. Così con una gestualità quasi serena, in L’Europa durante la pioggia III, una donna con le mani sul capo e coperta in volto mostra sotto le vesti le apparecchiature mortali e in L’Europa durante la pioggia II. Farfalla un uomo di cui non si vede il volto apre la camicia, come fossero ali di farfalla, svelando il proprio corpo caricato di esplosivo. L’immagine, densa di tensione e angoscia, si connota simbolicamente attingendo dall’humus culturale della memoria europea, che lega l’insetto al significato di trasformazione e di rinascita. La farfalla, oltre a questa valenza tratta dal mito greco di Psiche, è anche il simbolo dell’anima, di eterno benessere e, in epoca medievale, di figure angeliche e l’artista la raffigura anche in altri lavori come Atta-llah martire e rivoluzionario, ispirato alla figura di Mohammed Atta, mussulmano annoverato fra i terroristi responsabili delle stragi dell’11 settembre 2001. In quest’opera esposta, realizzata nel 2002, diverse farfalle volteggiano sul capo e fra le mani del soggetto che è ritratto in deflagrazione. Anche nel nucleo di lavori intitolati Ciò che è in basso che rappresenta la caducità del mondo, da frammenti di arti umani inferiori crescono fiori, a simboleggiare una possibile rinascita e nuova fertilità dell’anima. 

Un simbolismo che si ritrova ne L’esplosione dell’uovo cosmico il cui titolo fa riferimento all’uovo dell’iconografia tradizionale, immagine di perfezione e creazione di vita, resa nell’opera attraverso una fioritura rosa che si espande sul fondo cupo della grande tela (cm 300×200).

Questi elementi allegorici di cambiamento e di evoluzione lasciano intravedere una vena ottimistica come si evince dalle parole stesse dell’artista che afferma: “Io cerco, attraverso la densità della materia, quella vibrante vitalità che si contrappone alla desolazione della terra bruciata, di ritrovare un anelito di umanità persino nel milite che si immola con gesto devotamente eroico a una causa superiore. Racconto il conflitto fra la sua umanità e la sciagurata scempiaggine dell’efferato gesto”.

La pittura di Geranzani, densa di luci che contrastano i toni scuri e cupi, non nasconde richiami ai grandi maestri del passato, quali Bosch, Rembrandt, Géricault, Goya, Munch, Bacon e riferimenti al romanticismo, al simbolismo, all’espressionismo tedesco, al surrealismo cui l’artista rende consapevolmente omaggio. L’opera Met – in ebraico morte, termine allusivo al leggendario golem privato della vita – è ricca di citazioni ad artisti, testi letterari, film e miti. Rifacendosi all’iconografia di San Cristoforo, ritrae un uomo gigante che cerca di traghettare un bambino sulle spalle – incarnazione di Cristo – ma invano, in quanto personificazione del peso del mondo e di conseguenza impossibile da sostenere; Gerenzani vede in questo personaggio incapace di adempiere al suo ruolo, delle analogie con la figura dell’artista. 

Accanto alle opere di grande formato, sono esposti un nucleo di olii di medie e piccole dimensioni oltre a carte realizzate a tecnica mista e disegni preparatori a matita.

In mostra è consultabile il libro monografico di Pietro Geranzani edito da Area35. 

Cenni Biografici

Pietro Geranzani nasce a Londra il 3 dicembre 1964, da madre tedesca e padre italiano. Dopo aver trascorso gli anni dell’infanzia in Germania e in Svizzera si trasferisce con la famiglia a Genova, dove conclude la sua formazione all’Accademia Ligustica di Belle Arti sotto la direzione di Gianfranco Bruno. Partecipa a diverse personali e collettive in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero, affiancando l’attività artistica a quella di filmmaker. 

Nel 1996 espone all’Hotel del Ville di Strasburgo, nel 1998 a Berlino nella Sankt Matthäuskirche e a Brescia presso la Galleria AAB; nel 2000 vince il Premio Duchessa di Galliera e in seguito è accolto nella collettiva al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova. È tra gli artisti della mostra Il Male – Esercizi di Pittura Crudele ospitata nel 2005 alla Palazzina di Caccia di Stupinigi a Torino e nel 2008, presso il Municipio di Zurigo, prende parte a Menschenbilder im Stadthaus Zürich. Del 2009 è la personale Ombre Ammonitrici presso il Palazzo Ducale di Genova, in occasione della Giornata della Memoria, mentre il 2010 vede la sua partecipazione alla collettiva Terzo Rinascimento al Palazzo Ducale di Urbino. Nel 2011 è invitato alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia presso l’Arsenale a al Palazzo della Meridiana a Genova; sempre a Venezia tiene la personale The Elephant Men alla galleria Workshop Arte Contemporanea. Nel 2015 espone presso Area35 la personale In flore furoris e nel 2017 presso la Chiesa consacrata di San Raffaele a Milano. Numerose le mostre personali, collettive e itineranti in Francia, Stati Uniti, Finlandia e Cina. Attualmente vive a lavora a Milano. www.pietrogeranzani.it

Area35 Art Gallery di Giacomo Marco Valerio apre nel 2009 e si propone come polo culturale dell’arte italiana contemporanea a livello internazionale. La sua attività e la sua missione sono incentrate sulla creazione di ponti e scambi culturali tra artisti italiani e internazionali a livello multidisciplinare. 

Dal 2018 la galleria, oltre al grande spazio espositivo, offre la Project Room, una sala dedicata alla promozione di giovani artisti emergenti volta ad un maggiore coinvolgimento del pubblico.

Fra le maggiori esposizioni si ricordano: nel 2010 Andy Warhol, dal 2011 la quinquennale ad Hangzhou in Cina con l’artista e professore emerito Luo Qi; nel 2014 espone Jacques Toussaint in collaborazione con l’Institut Français di Milano. Nel 2017 Area35 sostiene e partecipa al progetto “Inclusioni” con la Diocesi di Massa, il Comune e la Regione Toscana realizzando l’esposizione di Paolo Topy e Federico Garibaldi in varie sedi istituzionali, fra cui il Duomo di Massa.

Area35 ha dedicato numerose mostre personali ad artisti emergenti e consolidati quali Nino Alfieri, Giovanni Cerri, Barbara Colombo, Nicola Evangelisti, Gian Piero Gasparini, Pietro Geranzani, Marco Mendeni, Ernesto Morales.

Cosciente della mutevole e frizzante situazione dell’arte internazionale Area35 realizza e promuove esposizioni in Italia e all’estero attraverso partecipazioni e collaborazioni con alcune gallerie internazionali, musei, ambasciate e consolati di Argentina, Danimarca, Francia, Polonia, Slovacchia, Spagna e Ungheria. 

Coordinate mostra 

Titolo L’Europa durante la pioggia. Pietro Geranzani

Sede Area35 Art Gallery, via Vigevano 35 – Milano

Date 7 marzo – 28 aprile 2018

Inaugurazione martedì 6 marzo, ore 18.30 – 21.30

Orari mart – ven, ore 15.30 – 19.30 | mattina e sabato su appuntamento

Info pubblico info@area35artgallery.comwww.area35artgallery.com

Ufficio stampa 

IBC Irma Bianchi Communication

Tel. +39 02 8940 4694 – mob. + 39 328 5910857 – info@irmabianchi.it 

testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it

DE PROFUNDIS

Riccardo Paternò Castello 

31 gennaio – 1 marzo 2018

inaugurazione martedì 30 gennaio, ore 18.30 – 21.30

 

Area35 inaugura la Project Room milanese con la proposta di un giovane artista emergente : Riccardo Paternò Castello.

 

Sublimi Totem di Myriam Zerbi

(storica dell’arte e curatrice di mostre, giornalista, collaboratrice di Arte in World e de Il Giornale dell’Arte).

L’artista è spinto al fare dal suo daimon: “Avevo bisogno di dipingere, di tornare alla pittura”. È così che Riccardo Paternò Castello ha messo in atto un gesto iconoclasta che, sin dal significato etimologico, dal greco Eikon klao, mira, paradossalmente, a distruggere l’immagine. Forse è l’inconscio che detta l’azione artistica che procede secondo un metodo filosofico che risale al pensiero classico socratico, per il quale la pars destruens deve precedere, inevitabilmente, la pars costruens.

Dopo aver lavorato lungamente all’arte del ritratto, incrociando anche i campi di lampante e chiara evidenza della riproduzione fotografica, Riccardo Paternò Castello ha avvertito forte il desiderio di libertà che gli si prospetta, da subito, come lotta. È chiamato ad assecondare un imperativo categorico: sganciarsi dagli schemi del gioco della mimesis descrittiva, che lo induceva a tirar fuori dai soggetti, ‘ritrarre’ nella fisionomia pittorica, una somiglianza edulcorata e migliorata. Tempo era giunto per concepire dei ritratti che fossero, invece, vere e proprie “visioni dell’interno”. Fuori e al di là di ogni idealizzazione.

Sceglie di confrontarsi con opere del passato, affronta ritratti pensati in altri secoli e in contesti lontani, avvicina quadri potenti, pregni di una loro forza specifica, di artisti celebrati dalla Storia, quali Bronzino, Goya, Velasquez, maestri con i quali l’incontro si sarebbe rivelato, coraggiosamente e inesorabilmente, come scontro. All’inizio è la ripresa del soggetto a interessare il pittore. Il suo pennello parte dal ricreare il sembiante come era manifestato nei dipinti preesistenti. Lo trasporta sulla tela, non senza subitanei e voluttuari scarti, lo fa entrare, appena appena mutato, solo leggermente modificato, nello spazio della ‘sua’ figurazione. Ne visualizza pittoricamente il disfacimento. Lo sguardo del pittore porta con sé l’intensità di un’intuizione esistenziale che è malinconico senso di disgregazione del visibile.

Poi l’attacco. Invasivo e demolitore, anticipato già, anche se solo parzialmente, nella fase di ricostruzione dell’immagine. Il volto viene aggredito, le sue forme sconvolte. Nei visi, sui quali viene gettata pittura, spariscono le sembianze, ricoperte e celate, nell’atto audace e fatale di negazione. In seguito, man mano, dal colore tirato, raschiato, asportato, affiorano evanescenti strati, si concretano ambigue figurazioni “fino a che il soggetto non acquista una nuova, diversa personalità che ti parla e ti colpisce”.

Non può esserci nessuna indulgenza o tentennamento, ma solo l’ineluttabilità di un atto che va compiuto con fermezza e coraggio, “il quadro capisce se hai paura”: scardinare l’immagine, cancellare l’icona, denudarla da ogni apparenza voluttuaria, decostruire, smontare la consolatoria, quieta certezza di un’umanità in posa che, pur nell’assalto, non demorde, e fatica a perdere l’eleganza congelata della confortante postura aulica. E mentre il ritratto s’inabissa nel naufragio di ogni somiglianza, per il

pittore la vertigine della riconoscibilità negata è l’anelata liberazione dalle griglie di ogni ricercata gradevolezza.
La metamorfosi creativa fa proprie le cose che vivono nell’oscurità, trasforma la materia pittorica in grumo avviluppato e dolente di carne svelata e palpitante, e i personaggi in fantocci ridotti alla loro essenzialità. Il caso interviene facendo emergere dalle stratificazioni abrase e cancellate nuove livide, suggestive, effigi.

La luce, presenza vivida o assenza palpabile, penetra e svela, nelle ferite al fondo di ogni essere, ammantate d’oro o d’ombra, l’essenza stessa della situazione esistenziale dove germinano malinconia, inquietudine, paura, che appartengono ai più. E sono invece celate ad arte, nella staticità di parata dei ritratti aulici, nello stereotipato sfoggiare sorrisi di facciata che pullulano nelle occasioni mondane, nell’ostentazione di vesti che sono paramenti, costumi di scena, come nel piglio studiato di uno sguardo fiero o seduttivo.

È un corpo a corpo, quello di Riccardo Paternò Castello, con l’immagine, mina ogni contegno, smaschera ogni simulacro. Nel duello, l’azione del pittore non è bomba che dilania per distruggere, ma personale rivoluzione, forza d’urto che decostruisce la regolarità della figura per scandagliarne gli abissi e le inesauribili profondità d’ombra.

“Scavo, costruisco, cancello”, ogni dipinto realizzato è un quadro che ha raggiunto equilibrio e ragion d’essere proprio sul limite, rasentando la sua possibile distruzione: “I quadri funzionano se sono in continua, dinamica tensione”.
La sparizione di identità crea in chi guarda turbamento, straniamento e anche ripulsa. L’emozione va però vissuta e percorsa tutta d’un fiato. L’equilibrio turbato chiama al rispecchiamento. Il pennello rimesta, colpisce, vortica. Forgia. L’impresa di Paternò Castello è tormentato processo di trasfigurazione e rivelazione di sé nell’altro. Ricercare nel particolare l’essenza dell’essere, nel groviglio dei nodi strutturali non risolti del singolo, il cuore pulsante della condizione umana.

Un’energia espressiva potente e dissacrante sa trasformare ritratti emblematici del passato in totem contemporanei. Grotteschi e sublimi, gravi, in bilico tra vita e morte, sostanza e spirito, sono presenze notturne e inquietanti. Riflettono, nel linguaggio dell’arte brillantemente dominato da Paternò Castello, le tempeste dell’esistere, i tortuosi sentieri dell’essere e gli infiniti colpi di scena del teatro della mente.

January 22, 2018

Metamorphosys

as part of our collaboration with Lean and Roselli gallery our artist Ernesto Morales will exhibit in Budapest the 25th of January, 2018 with “Metamorphosys”.

October 25, 2017

Aurum, Budapest exposition

We are happy to announce the opening of the exhibition Aurum of Ernesto Morales in Budapest , 25 th November at 18.30 as part of our collaboration with Lena & Roselli Gallery

October 12-15 we will be at booth G404 at Art Market Budapest with our artist Ernesto Morales. The event is part of the project BudArtPest in collaboration with Lena And Roselli Gallery

 

DE ORACULIS NOVIS 

Opere di Marco Mendeni 

A cura di Arianna Grava
In mostra dal 24 Ottobre 2017 al 28 Gennaio 2018
Inaugurazione 24 Ottobre 2017 ore 18.30
Area35 Art Gallery via Vigevano 35, Milano 20144

Il 24 Ottobre 2017 alle ore 18.30 si terrà l’inaugurazione di “DE ORACULIS NOVIS” mostra personale di Marco Mendeni, a cura di Arianna Grava presso la galleria d’arte contemporanea Area35 Art Gallery di Milano. Dopo gli ultimi cicli di opere dove Mendeni esplora la rappresentazione e l’estetica dei nuovi media e ci invita a riflettere sulle conseguenze profonde della tecnologia, in De Oraculis Novis Mendeni crea un progetto stratificato, profondo e con molteplici livelli percettivi, reinterpreta l’ambiente del nostro tempo, quello simulato, attraverso lo schermo filmico del video, l’immersione totalizzante della realtà virtuale ed infine ma non meno importante attraverso la riproduzione immaginifica della pittura ad olio su tela. Ed è proprio la presenza in mostra di tele di grandi dimensioni che riproducono linee, luci e colori di quei paesaggi  generati al computer che sembra sottolineare che realtà e simulazione sono sempre meno separate e sono diventate parte integrante di noi. 

L’intero progetto nasce dal lavoro video eseguito dall’artista “r_lightTweakSunlight” nato da un software per creare videogame e scaturito da un bug che ha dato vita a luoghi suggestivi, una sorta di documentazione esplorativa all’interno della macchina.

Durante la mostra inoltre lo spettatore sarà accolto in una black room dove si troverà a vivere attraverso il visore, un’esperienza di realtà virtuale, un’immersione totalizzante di quei mondi simulati al computer. 

 

DE ORACULIS NOVIS
Marco Mendeni solo exposition
Curated by Arianna Grava
In mostra dal 24 Ottobre 2017 al 28 Gennaio 2018
24th October / 28th January
Opening 24th October 2017 at 18.30
Area35 Art Gallery via Vigevano 35, Milano 20134

“DE ORACULIS NOVIS”, the new solo exposition by Marco Mendeni will be held in Area35 Art Gallery curated by Arianna Grava .

Researching on the basis of the rappresentation of aesthetic values of the new medias , Mendeni invites us to consider the deep consequences of modern technology. With De Oraculis Novis the artist creates a multilayered project with multiple levels of perception, defining the human context, albeit the simulated one, through the movie-like video screen , the ultimate immersion in the virtual reality and finally using the oil painting technique.
It is therefore the presence of these great paintings with lines, colors and lights taken from the generated virtual landscapes that testify the undergoing overlapping of reality and simulation both in the landscape of man and within man himself.
The project stems from Mendeni’s short video “r_lightTweakSunlight” originated from the hectic behavior of a game software riddled with bugs that gave birth to suggestive landscapes and the subsequent explorative documentation of the computer generated world.

Within the exposition a dark room will be present where the full experience of the virtually generated world will be given to the audience with a full VR visor.

 

BIOGRAFIA
Marco Mendeni, Brescia 1979
Si forma all’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) prima in pittura e successivamente in Nuove Tecnologie per l’arte. Mendeni è un’ artista il cui linguaggio multidisciplinare, esito di un approccio ibrido, libero ed estremamente personale, genera una visione in continua evoluzione. Attingendo da ambiti differenti – dalla scienza alla musica, dall’archeologia ai new media –Mendeni infatti, nelle sue opere predispone sempre lo spettatore a riformulare i codici narrativi e conoscitivi abituali che, tra finzione e ricordo, fantasia e memoria, evocano quelle suggestioni che, tramite i suoi vari interventi, dalle video-installazioni alle performance, dalla fotografia al disegno, alla pittura , riportano l’uomo ad interessarsi di un mondo invisibile.
Il lavoro di Mendeni è stato esposto a livello internazionale fra cui;
Off Biennale Cairo, Cairo, Egypt, GAME VIDEO/ART. A SURVEY, XX1T Triennale, Milano; Ende Tymes IV, New York U.S.A; Museo Pecci, Milano; Team Titanic, Berlin; MIA The Armory Center for the Arts, California U.S.A ; FILE ,San Paolo Brasile; Cultural Center of Novi Sad, Serbia; ATHENS SLINGSHOT, Georgia,U.S.A; DIGITALGRAFFITI ArtTechnology, Florida U.S.A; Museo Civico, Campione d’Italia, Switzerland; MART, Trento Italy; Museo Civico di Monfalcone (Gorizia, Italia).
Informazioni essenziali:
DE ORACULIS NOVIS
A cura di Arianna Grava
In mostra dal 24 Ottobre 2017 al 28 Gennaio 2018
Inaugurazione 24 Ottobre 2017 ore 18.30 – 21
Area35 Art Gallery via Vigevano 35, Milano Mart-Ven 15.30 – 19.30 Mattina e sabato su appuntamento
Press Office
Ufficio Stampa | Area 35 Art Gallery pr@area35artgallery.com www.area35artgallery.com

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close