PAOLO TOPY

Di origine italiana, Paolo Topy vive e lavora in Francia, a Nizza. La sua opera si articola intorno ad una certa idea della « banalità », che diventa un elemento essenziale della sua elaborazione artistica. La « banalità » è da lui interpretata come la sola garante dell’autenticità, necessaria affinché lo spettatore possa cogliere nel modo più giusto possibile la realtà dei fenomeni che egli intende analizzare e rivelare con acuità e precisione. Questo principio costituisce la premessa alla base della sua attività, sia dal punto di vista estetico che tecnico. Al fine di raggiungere questo scopo, egli mette in atto un processo che mira ad escludere qualsiasi forma di enfasi, per abbordare l’oggetto nella sua cruda realtà e in modo molto frontale. Il suo lavoro è caratterizzato dalla costante preoccupazione di evitare ogni forma di sofisticazione o di inutile preziosità, di facile seduzione. Se la realtà non è mai concretamente alterata – non vi è ricorso a nessuna messa in scena , o solo eccezionalemente e in modo molto sommario – , è tuttavia evidente che essa è all’origine di un’elaborazione mentale e che gli elementi che la costituiscono, ripresi con finezza della macchina fotografica, compongono un vocabolario che determina una lettura, una percezione particolare del mondo mediata dall’occhio del fotografo. Attraverso le sue ricerche, Paolo Topy affronta tematiche a lui particolarmente care, che a volte sviluppa durante lunghi periodi, e in alcuni casi per diversi anni. L’essere umano e il suo rapporto al mondo rappresentano il cuore della sua riflessione, così come i disfunzionamenti della società contemporanea.

Exhibitions and News

CORPUS

04.05.18   I    29.06.18

Inaugurazione giovedì 3 maggio, ore 18.30 – 21.30

Area35 Art Gallery presenta dal 4 maggio al 29 giugno Corpus, mostra personale di Paolo Topy, artista italo-francese, curata da Yves Peltier, critico d’arte francese e direttore di Madoura, luogo d’arte, di storia e di creazione situato a Vallauris, in Francia.

Il titolo dell’esposizione costituisce un riferimento estremamente esplicito. Le 21 opere realizzate tra il 2012 e il 2018 esprimono in modo molto diretto la relazione particolare che l’artista intrattiene con il corpo e rappresentano gli elementi su cui si costruisce la riflessione del curatore del progetto, invitato dai galleristi Giacomo Marco Valerio e Florence Santini.

Con  un mirabile alternarsi di presenza e assenza della figurazione del corpo, le sue opere  sono rivelatrici del percorso, delle ricerche, delle proposte e del significato attribuito a questo mezzo di espressione singolare e ossessionante.

L’esposizione è l’occasione di un viaggio verso un’esperienza sorprendente : l’incontro con l’ étranger, lo sconosciuto, “l’altro” attraverso  un artista fuori dal comune che permette di superare quel corpo che spesso è l’ostacolo troppo grande e troppo ingombrante. 

La visita della mostra offre la possibilità di soffermarsi sul rapporto costante e inquietante, che l’arte, soprattutto quella occidentale, intrattiene da sempre con il corpo che contribuisce a rivelare e interrogare.

Paolo Topy pone il corpo al centro della riflessione sul nostro mondo e ne indaga sia l’intimo e personale modo di relazionarci ad esso, sia la sua condivisione con gli altri quando ci confrontiamo: è l’estrazione dal nostro intimo esperire di quello che, per citare Marcel Proust, è il segreto di ciascuno  e ne è rivelazione.

Questo ampio spettro di indagine, dall’intimo al plurimo, permea la raffigurazione del corpo secondo l’artista di una forte dualità. Da una parte il corpo è evocato come oggetto, attraverso il rigoroso procedimento plastico garantito dal mezzo fotografico: è un’evocazione che agisce necessariamente come descrizione del mondo visibile ed è un “tranello” che Paolo Topy in alcune opere ci invita ad evitare (Les Mégères, Theater, Cerise de printemps). 

In altre opere il corpo è  il soggetto del  linguaggio proprio dell’artista che ne evoca la presenza attraverso quegli oggetti che ne manifestano la desinenza, il carattere, lo “spirito” (Workers, Goodbye, Cotton-bud, Soap opera, Pain).

Di fronte a questa dualità, che è all’origine di una ineluttabile difficoltà quando vogliamo rappresentare il corpo e il suo significato per averne una visione completa e definita, ecco che l’artista si spinge fino a celarne la rappresentazione: non una mancanza ma una assenza che sia occasione di illuminazione e di scoperta di mondi alternativi a quello dell’ordine sensibile.

Quando la rappresentazione del corpo riemerge nella mostra (Mohamed), è per meglio invitarci a prendere coscienza della necessità di superare limiti e ostacoli e di scoprire il prossimo, un cammino conoscitivo dell’esperire proprio attraverso il corpo e un esaustivo utilizzo di esso, accettando di vedere, ascoltare e dialogare ma anche e soprattutto accettando di percepire le cose in modo diverso.

Secondo l’artista sarà attraverso un modo nuovo e differente di conoscere ed esperire il corpo che diventeremo capaci di pensare diversamente anche gli altri e di dare un nuovo senso al rapporto che abbiamo con il nostro mondo. Un mondo ancora sottomesso alla follia degli uomini. “De l’homme à l’homme vrai le chemin passe par l’homme fou” (“Dall’uomo all’uomo vero il cammino passa attraverso l’uomo folle”) ci dice Michel Foucault nelle sua Histoire de la folie à l’âge classique. Sono le nostre follie, causa del disordine del mondo, che Paolo Topy ci invita ad osservare da vicino, acquisendo cosi’ gli strumenti atti non a inventare un mondo nuovo, ma piuttosto a ridefinire la relazione con il nostro mondo, di cui l’artista ci esorta a rinnovare l’incanto.

 

La mostra gode del patrocinio del Consolato Generale di Francia a Milano e dell’Institut Français di Milano ed è accompagnata da un catalogo, in italiano, francese e inglese, edito da Area35 Art Gallery con testo critico di Yves Peltier e introduzione di Giacomo Marco Valerio.

 

In concomitanza con la personale di Paolo Topy presso Area35, l’opera dal titolo Exotica è esposta dall’11 aprile al 29 giugno presso il Grand Hotel et de Milan.

Twice again the Cathedral of Massa City is the center of the scene with bold expositions of professional photographers, attaining a well deserved status in the international art scene. The diocese of Massa Carrara – Pontremoli has once again offered the prestigious cathedral has setting of these expositions and has offered its precious collaboration to the project created by Centro Studi Milano ‘900 and Fondazione San Domenichino whom, together with Area35 Art Gallery, asked a new group of selected photographers to deal on the theme of the “inclusion”: a new cycle of expositions has born, titled “Geografie dello Sguardo. Per una nuova iconografia dell’inclusione”. Under the patronage of the Consiglio Regionale della Regione Toscana, this kermesse will start with “Humanitas” of artist Paolo Topy the 8th of April, curated by Alice Procopio and will see ongoing expositions until the end of the year.

Quoting Giacomo Bugliani, Fondazione San Domenichino President in charge and chairman of the homonym literary Prize: “…. an important theme is the one of these expositions. More than ever in this delicate now where the problem of the hospitality has become an humanitarian priority, to be kept safe from the dire winds of populism and any form of intolerance. “Inclusion” therefore becomes the key word, the way of dealing with the everyday in our society, Art becomes the witness and the herald of this society of ours dealing with every single aspect of it. It is extremely pleasant that the different cultural actors of our territory create a net and become one with a single purpose. To this reason the “Premio San Domenichino” is proud to share this purpose with the others promoting and helping top quality events like this one”.

More so Riccardo Fini, project Coordinator: “…. Inclusion is a main theme of our society, rich of turbulent migratory trends, of deep cultural fractures that seem to be growing strong, a ever expanding divide between the citizens and those that do not belong to citizenship. It is a reality where the diversity is perceived has a weakness, a “Minus Res”. Something alien to the common belief and the plethora of social conventions to which it should compromise. Inclusion is a concept that speaks of universality: every one has the right to be included, welcomed in lieu of the diversity they represent in the social context of the new life, without the need to adhere to the mainstream culture which, upheld by the many, is actually a product of a precise historical context and therefore ontologically inferior to the guiding principle”