Ombra Ammonitrice III, 2003. Coll. Privata, Guatemala

PIETRO GERANZANI

Piccola Ala II, 2011. cm 50 x 50
Picnic Hemper, 2013. cm 80 x 80
Un' arma pericolosa, 2017. cm 40 x 80.
Pietro Geranzani è nato a Londra (GB) nel 1964. È pittore e filmmaker. Dopo aver trascorso l’nfanzia tra la Germania e la Svizzera completa gli studi all’Accademia Ligustica di Belle Arti a Genova. Ora vive e lavora a Milano. La lunga esperienza espositiva lo ha portato a partecipare a diverse rassegne nazionali e internazionali, tra cui: Ombre Ammonitrici a Palazzo Ducale a Genova nel 2009 in occasione della commemorazione della Giornata della Memoria, Menschenbilder im Stadthaus Zürich a Zurigo nel 2008, la 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Vanezia, Padiglione Italia, Arsenale, a Venezia nel 2011, e nello stesso anno The Elephant Men, Workshop Galleria d’Arte Contemporanea, a Venezia. Lo Stato dell’Arte – Liguria, Padiglione Italia, Biennale di Venezia 2011, Palazzo della Meridiana, Genova, sempre nel 2011. La partecipazione alla mostra Il Male – Esercizi di Pittura Crudele nella palazzina di caccia di Stupinigi (TO) nel 2005. Nel 2000 vince il premio Duchessa di Galliera ed espone in 1950 – 2000, Arte Genovese e Ligure dalle Collezioni del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce nel Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova. Nel 1998 segnaliamo la mostra Genua-Berlin, Drei Maler aus Genua in Berlin, St. Matthaus Kirche a Berlino e la mostra presso la Galleria AAB di Brescia. Numerose le mostre itineranti, personali e collettive in Francia, Stati Uniti e Finlandia.
Come filmmaker ha realizzato, dalla fine degli anni novanta diversi cortometraggi sperimentali e collaborazioni con videoartisti e musicisti tra cui Francesco Arena, William Basinski, la danzatrice Aline Nari e la compagnia UBI danza, Blindosbarra.
   

“C’è, nella più segreta storia dell’immagine di Geranzani, come l’ombra di un lontano passato, della forma e del segno s’intende, e della rituale connotazione che essi assumevano nelle culture primitive. Questo fatto rientra nella personale fabulazione dell’artista, nel suo ostinato tentativo di sottrarre l’immagine da ogni tentazione di esplicito racconto, per immergerla infine in quella misteriosa e più vasta zona che sta tra l’oscurità e la luce. È, il suo, un ricorso all’inconscio come luogo dal quale emergono echi di quelle forme e di quei segni che la memoria storica conserva, un affidarsi a quella “mezza luce” in cui essi, aggregandosi alle incombenti figure della realtà metropolitana, acquistano una nuova, espressiva suggestione.” (cit)

da :  TESTO DI GIANFRANCO BRUNO PER LA MOSTRA PIETRO GERANZANI. EX CHIESA DI SAN ZENONE, BRESCIA 1998

Ombra Ammonitrice II, 1997. Coll. museo d'arte contemporanea Villa Croce Genova
Atta-llah nel Paradiso dei Martiri, 2003. Coll. Galleria d'Arte Moderna Genova
Target, 2006. Coll. Privata Guatemala
untitled VIII, 2010 olio su tela cm 200 x 120. coll privata Hong Kong
ombra ammonitrice 4 (carcassa), 2003. olio su tela cm 136 x 203. coll privata Bruxelles

Exhibitions and News

 

L’Europa durante la pioggia. Pietro Geranzani

7 marzo – 28 aprile 2018

inaugurazione martedì 6 marzo, ore 18.30 – 21.30

 

Di forte impatto visivo ed emotivo, le opere storiche e inedite di Pietro Geranzani sono esposte nella mostra “L’Europa durante la pioggia” presso la galleria Area35 di Milano.

La personale dell’artista, che si esprime con una pittura di matrice figurativa e carica di simboli, pone l’accento sulla coscienza storica del presente e del passato, con una particolare attenzione rivolta alla contemporaneità, segnata da inquietudini e incertezze. 

I lavori, realizzati per l’esposizione milanese, prendono ispirazione dal titolo dell’opera di Max Ernst “L’Europa dopo la pioggia II” (1942), che esprime una situazione di annientamento e di paura immaginata nell’ipotetico perdurare del secondo conflitto mondiale, attraverso una landa desolata coperta di rovine, un paesaggio fantascientifico dove figure metamorfiche si fondono a elementi naturalistici.

Nel ciclo L’Europa durante la pioggia Geranzani non fa riferimento allo scenario di Ernst ma ne evoca il luogo, l’Europa, e l’elemento pioggia, il suo abbattersi inesorabile sull’umanità così come gli accadimenti legati ai conflitti internazionali cui si è attualmente sottoposti. Rappresentativa, a questo proposito, è l’opera L’Europa durante la pioggia. Io faccio la pioggia, che ritrae un uomo incappucciato che osserva da un piccolo foro e destinato a spegnersi a breve, dal momento che sta per premere i pulsanti del suo giubbotto esplosivo. La pioggia cade sul suo corpo, inaspettatamente circondato da una natura rinascimentale che ricorda i paesaggi di Giorgione, una pittura dunque fortemente legata alla tradizione, che si contrappone all’attualità dell’avvenimento narrato.

L’artista si esprime in maniera diretta, con immagini crude, emblematiche di una paura diffusa, attraverso i simboli del terrorismo, caratterizzati da una feroce e irrazionale violenza, come si osserva nei personaggi dipinti sulle tele in cui uomini sono colti nell’intento di farsi esplodere o mostrano gli ordigni che indossano sotto gli abiti. La minaccia, il pericolo e l’incubo vissuti, in ambito europeo e a livello mondiale, sono rivelati senza esorcizzare il male profondo che dilaga fra le persone. Così con una gestualità quasi serena, in L’Europa durante la pioggia III, una donna con le mani sul capo e coperta in volto mostra sotto le vesti le apparecchiature mortali e in L’Europa durante la pioggia II. Farfalla un uomo di cui non si vede il volto apre la camicia, come fossero ali di farfalla, svelando il proprio corpo caricato di esplosivo. L’immagine, densa di tensione e angoscia, si connota simbolicamente attingendo dall’humus culturale della memoria europea, che lega l’insetto al significato di trasformazione e di rinascita. La farfalla, oltre a questa valenza tratta dal mito greco di Psiche, è anche il simbolo dell’anima, di eterno benessere e, in epoca medievale, di figure angeliche e l’artista la raffigura anche in altri lavori come Atta-llah martire e rivoluzionario, ispirato alla figura di Mohammed Atta, mussulmano annoverato fra i terroristi responsabili delle stragi dell’11 settembre 2001. In quest’opera esposta, realizzata nel 2002, diverse farfalle volteggiano sul capo e fra le mani del soggetto che è ritratto in deflagrazione. Anche nel nucleo di lavori intitolati Ciò che è in basso che rappresenta la caducità del mondo, da frammenti di arti umani inferiori crescono fiori, a simboleggiare una possibile rinascita e nuova fertilità dell’anima. 

Un simbolismo che si ritrova ne L’esplosione dell’uovo cosmico il cui titolo fa riferimento all’uovo dell’iconografia tradizionale, immagine di perfezione e creazione di vita, resa nell’opera attraverso una fioritura rosa che si espande sul fondo cupo della grande tela (cm 300×200).

Questi elementi allegorici di cambiamento e di evoluzione lasciano intravedere una vena ottimistica come si evince dalle parole stesse dell’artista che afferma: “Io cerco, attraverso la densità della materia, quella vibrante vitalità che si contrappone alla desolazione della terra bruciata, di ritrovare un anelito di umanità persino nel milite che si immola con gesto devotamente eroico a una causa superiore. Racconto il conflitto fra la sua umanità e la sciagurata scempiaggine dell’efferato gesto”.

La pittura di Geranzani, densa di luci che contrastano i toni scuri e cupi, non nasconde richiami ai grandi maestri del passato, quali Bosch, Rembrandt, Géricault, Goya, Munch, Bacon e riferimenti al romanticismo, al simbolismo, all’espressionismo tedesco, al surrealismo cui l’artista rende consapevolmente omaggio. L’opera Met – in ebraico morte, termine allusivo al leggendario golem privato della vita – è ricca di citazioni ad artisti, testi letterari, film e miti. Rifacendosi all’iconografia di San Cristoforo, ritrae un uomo gigante che cerca di traghettare un bambino sulle spalle – incarnazione di Cristo – ma invano, in quanto personificazione del peso del mondo e di conseguenza impossibile da sostenere; Gerenzani vede in questo personaggio incapace di adempiere al suo ruolo, delle analogie con la figura dell’artista. 

Accanto alle opere di grande formato, sono esposti un nucleo di olii di medie e piccole dimensioni oltre a carte realizzate a tecnica mista e disegni preparatori a matita.

In mostra è consultabile il libro monografico di Pietro Geranzani edito da Area35. 

Cenni Biografici

Pietro Geranzani nasce a Londra il 3 dicembre 1964, da madre tedesca e padre italiano. Dopo aver trascorso gli anni dell’infanzia in Germania e in Svizzera si trasferisce con la famiglia a Genova, dove conclude la sua formazione all’Accademia Ligustica di Belle Arti sotto la direzione di Gianfranco Bruno. Partecipa a diverse personali e collettive in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero, affiancando l’attività artistica a quella di filmmaker. 

Nel 1996 espone all’Hotel del Ville di Strasburgo, nel 1998 a Berlino nella Sankt Matthäuskirche e a Brescia presso la Galleria AAB; nel 2000 vince il Premio Duchessa di Galliera e in seguito è accolto nella collettiva al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova. È tra gli artisti della mostra Il Male – Esercizi di Pittura Crudele ospitata nel 2005 alla Palazzina di Caccia di Stupinigi a Torino e nel 2008, presso il Municipio di Zurigo, prende parte a Menschenbilder im Stadthaus Zürich. Del 2009 è la personale Ombre Ammonitrici presso il Palazzo Ducale di Genova, in occasione della Giornata della Memoria, mentre il 2010 vede la sua partecipazione alla collettiva Terzo Rinascimento al Palazzo Ducale di Urbino. Nel 2011 è invitato alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia presso l’Arsenale a al Palazzo della Meridiana a Genova; sempre a Venezia tiene la personale The Elephant Men alla galleria Workshop Arte Contemporanea. Nel 2015 espone presso Area35 la personale In flore furoris e nel 2017 presso la Chiesa consacrata di San Raffaele a Milano. Numerose le mostre personali, collettive e itineranti in Francia, Stati Uniti, Finlandia e Cina. Attualmente vive a lavora a Milano. www.pietrogeranzani.it

Area35 Art Gallery di Giacomo Marco Valerio apre nel 2009 e si propone come polo culturale dell’arte italiana contemporanea a livello internazionale. La sua attività e la sua missione sono incentrate sulla creazione di ponti e scambi culturali tra artisti italiani e internazionali a livello multidisciplinare. 

Dal 2018 la galleria, oltre al grande spazio espositivo, offre la Project Room, una sala dedicata alla promozione di giovani artisti emergenti volta ad un maggiore coinvolgimento del pubblico.

Fra le maggiori esposizioni si ricordano: nel 2010 Andy Warhol, dal 2011 la quinquennale ad Hangzhou in Cina con l’artista e professore emerito Luo Qi; nel 2014 espone Jacques Toussaint in collaborazione con l’Institut Français di Milano. Nel 2017 Area35 sostiene e partecipa al progetto “Inclusioni” con la Diocesi di Massa, il Comune e la Regione Toscana realizzando l’esposizione di Paolo Topy e Federico Garibaldi in varie sedi istituzionali, fra cui il Duomo di Massa.

Area35 ha dedicato numerose mostre personali ad artisti emergenti e consolidati quali Nino Alfieri, Giovanni Cerri, Barbara Colombo, Nicola Evangelisti, Gian Piero Gasparini, Pietro Geranzani, Marco Mendeni, Ernesto Morales.

Cosciente della mutevole e frizzante situazione dell’arte internazionale Area35 realizza e promuove esposizioni in Italia e all’estero attraverso partecipazioni e collaborazioni con alcune gallerie internazionali, musei, ambasciate e consolati di Argentina, Danimarca, Francia, Polonia, Slovacchia, Spagna e Ungheria. 

Coordinate mostra 

Titolo L’Europa durante la pioggia. Pietro Geranzani

Sede Area35 Art Gallery, via Vigevano 35 – Milano

Date 7 marzo – 28 aprile 2018

Inaugurazione martedì 6 marzo, ore 18.30 – 21.30

Orari mart – ven, ore 15.30 – 19.30 | mattina e sabato su appuntamento

Info pubblico info@area35artgallery.comwww.area35artgallery.com

Ufficio stampa 

IBC Irma Bianchi Communication

Tel. +39 02 8940 4694 – mob. + 39 328 5910857 – info@irmabianchi.it 

testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it

Area 35 Art Gallery

Stand 74

HA IL PIACERE DI INVITARLA ALLA 1ª EDIZIONE DI
GRAND ART
MODERN & CONTEMPORARY ART FAIR

10/12 NOVEMBRE 2017

  dove  
the MALL, piazza Lina Bo Bardi, MILANO

  orari  
Giovedi | 9 novembre | preview su invito 18.00 – 21.00
Venerdi | 10 novembre | 11.00 – 19.30
Sabato | 11 novembre | 11.00 – 19.30
Domenica | 12 novembre | 11.00 – 19.30

 

Dopo numerose mostre internazionali in Europa e negli Stati Uniti, importanti rassegne come Il Male – Esercizi di pittura crudele, nella Palazzina di Caccia di Stupinigi; Ombre ammonitrici, nel Palazzo Ducale di Genova; L’arte non è cosa nostra, alla 54. Biennale dell’Arte di Venezia, AREA35 Art Gallery presenta la mostra personale In flore furoris, di Pietro Geranzani. 

Una selezione ragionata delle più significative opere dell’artista caratterizzate da una personalissima pittura che attinge da interrogativi filosofici ed inquietudini esistenziali. Ricca di citazioni e invenzioni oniriche, la pittura di Geranzani è fisica, violenta ed allo stesso tempo surreale, metafisica, destabilizzante.

«La prima volta, del resto la prima volta ch’io vidi un quadro di Geranzani, uno di un formato “medio”, ne fui sconcertato e allora, lanciandomi il proprio salvagente, mi disse il pittore: “Vedi? Tutto nella mia pittura è autobiografico e tuttavia nulla mi rispecchia veramente. Tutto appare legato al sentimento romantico e al rispecchiamento della realtà e al tempo stesso nulla di ciò appartiene alla mia pittura”. E ancora: “Questi ampi formati sono soltanto esercitazioni minime, perché vorrei dipingere molto più in grande, e più brutalmente, più carnalmente anche, facendovi vibrare la vita stessa. Ma come vedi, questo spazio – e intanto allargava le braccia ad accogliere tutto lo studio – non mi consente di andare troppo oltre…”. Fu così che pensai, ma solo un momento, all’Atelier di Courbet». (dal testo in catalogo di Rolando Bellini)

Due quadri in mostra, Damp Mop, del 2015, e Ombra ammonitrice VI (Awrah), del 2004, costituiscono l’ideale nucleo dialogico della mostra, fatta di pitture imponenti, discrete, a volte, ed esuberanti, antiche. 

«Damp Mop è in inglese lo straccio umido, quello per lavare i pavimenti. È il titolo che ho dato a un quadro che rappresenta un paio d’ali rotte, strappate dalla carne viva, e la ferita ribolle di materia pittorica densa e grumosa. Del corpo vivo rimane null’altro che questo straccio, per parte flaccido e inerme. L’ala è bianca, dove la ferita non ha inquinato il suo candore, di un bianco calcinato, stridore su tutti i colori. È la nostra equivalenza interiore. Rovescia la nostra fisicità ordinaria, limitante, orizzontale, ed è capace di darci l’emblema di un fatto, non già il suo simbolo didascalico, ma quel fatto individuato in tutta la sua energia: la morte, terribile, che nella bellezza del bianco permette alla forza dello spirito di non inorridire davanti alla consunzione della carne. Allora l’ala del mio dipinto doveva avere un atteggiamento composto, ho cercato di darle un equilibrio pacato, non un ardore espressionista. Mi sono ricordato del cavallo di George Stubbs per il marchese di Rockingham intitolato Whistlejacket. L’ho dipinta su un fondo senza profondità, proprio come è dipinto il cavallo, affinché fosse, in termini di rimemorazione, un altro monumento, o forse sempre lo stesso. Con sforzo ho considerato di sviluppare questa forma fino a renderla monumento così da tramandare tutto ciò che è strettamente connesso con la mortalità dell’essere-nel-mondo. Non voglio parlare di origine e di verità, ma di sforzo, di messa in opera di qualcosa che per me è implicito, addirittura non pensato». (Pietro Geranzani). Nell’opera Ombra ammonitrice VI (Awrah), iconografie del Rinascimento francese sono sovrapposte, pittoricamente “mescolate”, ad altre di natura completamente diversa, come le stampe erotiche giapponesi della tradizione Shunga: il gesto di Geranzani tende a sovvertire l’ordine costituito delle regole della morale, che pongono nell’avvenire il loro senso. Nel dipinto, di preoccupante attualità, realizzato di getto nel 2004, pochi giorni dopo l’assassinio di Fabrizio Quattrocchi in Iraq, Geranzani s’interroga sul ruolo della figura dell’eroe in una guerra non patriottica. Awrah, il sottotitolo del quadro, che nella tradizione islamica indica ciò che del corpo è proibito mostrare, provocatoriamente invece sottolinea gli aspetti più scabrosi e morbosi della morte e degli abusi, che affiorano espliciti nel dipinto. L’impianto può avere il suo riferimento nell’estetica del male teorizzata da Bataille: essa è generata dall’infrangere i limiti imposti dalle interdizioni, è il rovescio inquietante della santità, ma ne presuppone la stessa tensione e lo stesso rigore.  Tramite il simbolo, il mito e la storia, Geranzani rappresenta l’intera lacerazione del mondo contemporaneo: il decadimento fisico, morale e mentale sono come solchi che attraversano le sue tele che raccontano e investono di dramma l’intera razionalità umana. Il culto della morte analizzato da Bataille, in cui l’erotismo è una cifra tragica, coglie l’essenza profonda di questo artista visionario dalla corporeità ingombrante, e “dall’indecenza” travolgente.

 

Nota biografica

Pietro Geranzani è nato a Londra (GB) nel 1964. Dopo aver trascorso l’infanzia tra la Germania e la Svizzera completa gli studi all’Accademia Ligustica di Belle Arti a Genova. Ora vive e lavora a Milano. Nella sua lunga esperienza espositiva ha partecipato a diverse rassegne nazionali e internazionali, tra cui: Ombre Ammonitrici a Palazzo Ducale a Genova nel 2009, in occasione della commemorazione della Giornata della Memoria; Menschenbilder im Stadthaus Zürich a Zurigo nel 2008; Terzo Rinascimento nel 2010 al palazzo Ducale di Urbino; la 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Arsenale, a Venezia nel 2011, e nello stesso anno The Elephant Men, Workshop Galleria d’Arte Contemporanea, a Venezia; Lo Stato dell’Arte – Liguria, Padiglione Italia, Biennale di Venezia 2011, Palazzo della Meridiana, Genova. Ha partecipato alla mostra Il Male – Esercizi di Pittura Crudele nella palazzina di caccia di Stupinigi (TO) nel 2005. Nel 2000 vince il Premio Duchessa di Galliera ed espone in 1950 – 2000, Arte Genovese e Ligure dalle Collezioni del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, nel Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova. Nel 1998 si segnala la mostra Genua-Berlin, Drei Maler aus Genua in Berlin, nella Sankt Matthäuskirche a Berlino e la mostra presso la Galleria AAB di Brescia. Numerose le mostre itineranti, personali e collettive in Francia, Stati Uniti e Finlandia.