Geografie dello sguardo,
per una nuova iconografia dell’inclusione
La scelta delle opere che Paolo Topy sottopone al nostro sguardo nel complesso episcopale di Massa, è una risposta puntuale e precisa all'invito contenuto nel titolo del ciclo, del quale l'esposizione dei suoi lavori è il primo capitolo.
Attraverso l'integrazione nell'architettura stessa del complesso di una iconografia che esorta a riflettere sull'umano, sulla nostra relazione con l'altro, Paolo Topy ci propone di passeggiare in questa imponente geografia di pietra per rivolgere un nuovo sguardo al mondo che ci circonda e ci invita ad interrogarci sulla relazione che intratteniamo con esso.
La presenza a Massa di Paolo Topy assume pieno significato in riferimento a quanto espresso da Papa Benedetto XVI nella sua lettera agli artisti del 21 Novembre 2009. Il Papa stesso ne diede lettura durante un incontro con gli artisti tenutosi all'ombra degli affreschi di Michelangelo Buonarroti, nella cappella Sistina. Durante l'incontro papa Benedetto XVI non mancò di richiamare le parole pronunciate 10 anni prima, il 4 aprile del 1999, dal suo predecessore Giovanni Paolo II e l'incontro con gli artisti tenuto da papa PaoloVI, sempre nella cappella Sistina, il 7 maggio del 1964.
Benedetto XVI rivolgendosi agli artisti presenti si espresse con queste parole: "Voi siete custodi della bellezza; voi avete, grazie al vostro talento, la possibilità di parlare al cuore dell’umanità, di toccare la sensibilità individuale e collettiva, di suscitare sogni e speranze, di ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno umano".
Paolo VI, che fu grande estimatore degli artisti, rivolgendosi a loro ebbe un'espressione veramente forte:"E se ci venisse a mancare il vostro ausilio?" Ed auspicò un "rinascimento" dell'arte nel contesto di un nuovo Umanesimo.
Nell'esprimere sincera preoccupazione all'idea che gli artisti possano essere assenti dalla indispensabile riflessione permanente sull'umano, Paolo VI sottolineava l'importanza dell'apporto di questi ultimi al confronto di idee.
Gli artisti hanno molto da dirci, ma noi lo sappiamo ascoltare? Nel confronto democratico che costituisce la vera ricchezza e la forza di questa Europa ancora in divenire, il loro aiuto è molto prezioso. E se davvero ci dovesse mancare? Il loro sguardo posato sul mondo, sull'umano, la maniera stessa che hanno di invitare noi "osservatori", semplici visitatori, a condividere questo momento di riflessione facendo esperienza dell'arte, fa di loro degli interlocutori irrinunciabili.
Inoltre il riferimento esplicito al Rinascimento, momento privilegiato dell'umanità, del suo pensiero, ma anche dell'arte, fatto da papa Paolo VI, non è affatto casuale. Il Rinascimento, abbeverandosi alla fonte dei pensatori e dei filosofi greci e latini aveva l'ambizione di elevare l'umanità, di voltare le spalle a quell'oscurantismo che, in realtà, ci minaccia ancora oggi.
L'opera di Paolo Topy è impegnata ed allo stesso tempo coraggiosamente libera da qualunque forma di ideologia. Si inserisce perfettamente nella tradizione umanista di un'Europa dalle radici profondamente cristiane. Un'Europa la cui costruzione non può fare a meno di una filosofia che ponga l'uomo ed i suoi interrogativi al centro dei propri interessi. Una filosofia incarnata molto presto da Cristo stesso e, più tardi da pensatori come Erasmo da Rotterdam, San Tommaso d'Acquino o anche San Francesco d'Assisi, e da artisti le cui opere hanno, ancora oggi, tanto da dirci. Il titolo che Paolo Topy ha voluto dare all'insieme di lavori presentati a Massa, "Humanitas", fa riferimento diretto a quell'Umanesimo cui rivolgono le proprie speranze questi papi, tanto accorti, illuminati e giusti, nelle loro lettere indirizzate a questi uomini e a queste donne che, nei loro laboratori come davanti allo spettacolo talvolta cupo del mondo, si interrogano e ci invitano ad accompagnarli nelle loro generose critiche, riflessioni e proposte.
Accogliamo dunque volentieri l'invito di Paolo Topy, camminiamo con lui, e attraverso le sue opere ascoltiamo ciò che egli ha da dirci. Lasciamo nascere in noi stessi la forza di concepire un mondo diverso, un diverso rapporto con esso e con gli esseri con i quali siamo chiamati a condividerlo.
Yves Peltier