Venerdì 19 maggio inaugura la mostra Silenzio d'oro dell’artista Erjon Nazeraj, curata da Andrea Tinterri, presso Area 35 Art Gallery.
Una produzione di quasi dieci anni di attività (2014 – 2023) che testimonia una coerenza progettuale e un’eterogeneità linguistica che contamina la scultura.
La mostra ripercorre la biografia dell’artista declinandola in paesaggio, nel tentativo di trovare pochi ma indispensabili elementi per un autoritratto spaziale.
Due polmoni in cemento armato (Respiro, 2014) e una serie di bassorilievi (Superfici Eoniche, 2021 – in corso) occupano due pareti della sala espositiva, come fossero due luoghi a confronto, il primo testimone del rapporto atrofizzato con la natura, il secondo di migrazioni personali e collettive che modificano il paesaggio.
Infatti nel lavoro Superfici Eoniche Nazeraj realizza una serie di bassorilievi che trattengono ritagli di memorie, cartine geografiche, frammenti di coperte termiche, documenti personali. Attente sovrapposizioni che raccontano un’epopea collettiva che affonda in una dimensione privata di tortuose divagazioni e approdi sicuri, almeno in apparenza.
La mostra si presenta come un corpo unico che si snoda lungo l’orizzonte dello spazio, nell’angolo a sinistra della sala e a proseguire sulla parete centrale, la restituzione di un paesaggio dilatato o forse esploso; Nazeraj scegli tre elementi, una silohuette in ferro di una vetta montuosa, una piccola santuario in marmo e un foglio acquerellato che simula il colore del cielo. Tre elementi che nella loro sintesi formale diventano segnali archetipi, autoritratti multiformi, la memoria di luoghi conosciuti all’artista, che l’osservatore non riesce a rintracciare in nessuna mappa, ma che si materializzano come un ripetitivo déjà vu.
A completare l’allestimento le riproduzioni di piccole ossa dell’orecchio appoggiate su una base in ottone (Silenzio d’oro), oggetti che segnalano una pratica necessaria, il tempo assoluto dell’ascolto, in cui l’immagine del paesaggio emana fragili suoni, che vanno conservati e studiati come fossero una nuova lingua, una nuova parola.
Un’autobiografia
Inizierò proponendo un titolo alternativo a quello individuato da Nazeraj, Un’autobiografia. Sicuramente meno evocativo e più abusato dell’originale Silenzio d’oro, che riprende quello di un’opera presente in mostra. E sicuramente più didascalico ma utile per comprendere una pratica espositiva e progettuale che caratterizza il lavoro, ormai decennale, dell’artista Erjon Nazeraj.
La mostra, come in altri episodi in passato, si compone di frammenti autobiografici che si affrancano da una dimensione diaristica e si propongono come piccoli monumenti (carte, marmi, gessi).
E le citazioni biografiche sono declinate nella forma paesaggio, come se quest’ultima potesse tradurre una vita intera, come se il paesaggio potesse assecondare ed evocare un tempo partecipato.
Il progetto più recente esposto in mostra Superfici Eoniche (2021) sono ritagli di carte geografiche, documenti, coperte termiche. Collage di esperienze private e cronache contemporanee che assumono la forma di bassorilievi. Dettagli fragili, dettagli cartacei che mutano in fossili e restituiscono spessore al tempo. Una biografia che non è più privata ma pubblica, sono segnali che vengono raccolti e bloccati in scultura. Perché il paesaggio è la categoria che tutto accoglie e tutto sintetizza.
Come nell’installazione Paesaggio con figura (2018) dove un antico santuario e la montagna che lo ospita vengono evocati da un parallelepipedo in marmo e una siluette in ferro che simula una vetta. Due elementi che testimoniano un luogo reale e vissuto dall’artista stesso ma che, in questo caso, perde la sua identità per elevarsi a simbolo. Come se il sacro avesse bisogno di una forma per manifestarsi e il santuario fosse un piccolo amuleto, una scultura facilmente trasportabile, un pezzo di un rosario da caricarsi sulle spalle. E la montagna solo un’immagine spogliata di cui rimane una labile traccia. E così la biografia diventa tempo assoluto, i luoghi non hanno nome e i ricordi solo tracce fossilizzate. E non è la restituzione di pochi decenni di vita, ma ere geologiche che si accumulano nella stanza. Alla parete un disegno (Infinito azzurro, 2023), un monocromo che ricorda un cielo, anzi un rettangolo colorato per tutti i cieli possibili, forse lo sfondo alla montagna, forse una quinta per il santuario. Ma anche in questo caso è l’universalità del pigmento, è un foglio che contiene tutto, è un buco che risucchia il paesaggio.
Poco distanti due polmoni in cemento armato (Respiro, 2014), probabilmente il segnale di un rapporto atrofizzato con la natura, ma anche presenza umana nello spazio. Un organo che testimonia un respiro bloccato nel tempo, cementificato e assunto a monumento.
Come il paesaggio anche l’essere umano appare scomposto, vivisezionato; a restare è solo il ricordo di frammenti, quell’inesauribile segreto che permane al ricordo.
Come accade per l’opera che dà il titolo alla mostra, Silenzio d’oro (2018). La riproduzione di piccole ossa dell’orecchio appoggiate su una lastra in ottone che riflette la luce della stanza. Anche in questo caso sono residui di corpo, pezzi di un tutto, ossa che sopravvivono alla morte e diventano eredità di un paesaggio umano.
L’opera è posta in una parte centrale della sala, come fosse il perno su cui ruota l’intera mostra per slittare l’attenzione sull’udito, o meglio sull’ascolto, pratica necessaria per conservare quello che rimane di fragili ritagli.
Andrea Tinterri
Biografia
Erjon Nazeraj nasce il 12 ottobre 1982 a Fier, nell’Albania sud-occidentale. Vive e lavora a Parma.
Nel 2001 si diploma al Liceo Artistico Jakov Xoxa nella città di Fier, Albania. Prosegue i suoi studi accademici in Italia, dove nel 2008 si laurea con il vecchio ordinamento in scultura, all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Mostre personali
2022 - Gravità, a cura di Andrea Tinterri, Galleria Bianca in collaborazione con Galleria BIANCHIZARDIN CONTEMPORARY ART, Parma
2018 - Habitus, a cura di Andrea Tinterri, Oratorio San Quirino, Parma
Mostre collettive
2022 - Carlo Nigra. Uno sguardo contemporaneo, organizzato da Asilo Bianco a cura di Ilaria Macchi, Villa Nigra, Miasino, Lago d'Orta
2021 - Çfar mbetet e pandryshiueshme gjate ndryshimit?, Çmimi Idromeno-edizione VI, Galeria e Arteve Shkoder, Albania
Residenze
2022 - VIR Viafarini-in-residence, Milano